Le mura che cingevano l’abitato medievale insieme al castello, sorto nella parte più alta del paese, furono largamente distrutte dalle truppe di Federico II di Svevia per rappresaglia contro la congiura dei Baroni, cui si diceva avesse partecipato anche il feudatario Pandolfo di Fasanella, per molti anni uomo di fiducia di Federico II, oltre che valoroso uomo d’armi al servizio dell’imperatore. Ampiamente rimaneggiato come palazzo baronale prima e residenza privata poi, l’antico maniero ha perso gran parte del suo pregio, ma conserva tracce architettoniche e decorative del suo antico stato, con un’ampia corte porticata, una fontana monumentale, un acquedotto privato e, tra gli stemmi nobiliari, quello di Ettore Fieramosca. La chiesa di S. Nicola di Mira custodisce un busto reliquiario argenteo di S. Lucido  e un altro busto reliquiario ligneo con testa in rame dorato, del XV secolo, recentemente restaurato. Interessante l’affresco a soffitto della navata principale, di  A. Ragone da Teggiano, del 1975, che caratterizza S. Lucido come santo dei lavoratori. Curiosa, ma molto venerata, la riproduzione ridotta della tela di Rembrandt che rappresenta la parabola del figliol prodigo. La cappella della Madonna del Piano, fondata da S. Lucido ai piedi del paese, vicino alla badia benedettina di S. Pietro, conserva a soffitto la “Gloria di San Lucido” tela di Umberto Bargellini del 1938. Contiguo al campanile di S. Nicola è il grazioso portale cinquecentesco della cappella dedicata alla Vergine delle Grazie.

Aquara: palazzo baronale

 

Aquara: chiesa di San Nicola di Mira, affresco a soffitto della navata principale

 

Aquara: chiesa di San Nicola di Mira, riproduzione della tela di Rembrandt raffigurante la parabola del "figliol prodigo"

 

Aquara: cappella della Vergine delle Grazie